Questo vademecum vuole essere una cassetta degli attrezzi utile a chi abbia idee e progetti sulle scuole e sui ragazzi, anche al di là e al di fuori delle attività curricolari: iter procedurali, norme di riferimento, contatti utili e suggerimenti.

Il Comune di Milano lavora da anni sull’idea di Scuole Aperte: già nel 2016 l’allora Assessorato al Benessere, Tempo Libero e Qualità della vita aveva preparato un vademecum rivolto ai genitori. Un aggiornamento si è reso necessario, soprattutto per le modifiche normative dovute alla riforma del Terzo Settore attuata dalla legge 117/2017. Nel frattempo anche il progetto Scuole Aperte del Comune di Milano ha cambiato casa, passando all’Assessorato all’Educazione e Istruzione.

I ruoli

  • Il Comune di Milano

è il facilitatore del dialogo fra comunità, territorio, famiglia, scuola e tutti i soggetti in vario modo interessati all’idea di Scuola Aperta (aziende ed Enti del Terzo Settore in primis). Tramite il suo ufficio Scuole Aperte, si propone di intercettare i bisogni dei cittadini, dalla conciliazione dei tempi vita-lavoro, alle esigenze di socialità e condivisione, puntando sull’idea che gli spazi scolastici possano essere il luogo ideale da cui partire. Il Comune – anche in collaborazione con altre istituzioni (per esempio l’Ufficio Scolastico Territoriale e le scuole stesse) – organizza e coordina azioni che rendano più semplice partecipare alla vita scolastica, costituirsi in associazione, rafforzare la capacità di cittadini, aziende ed enti no profit di interloquire con le istituzioni, creare reti, realizzare iniziative.

  • La Scuola

ha un ruolo cruciale: tramite il suo dirigente e i suoi docenti, ascolta i bisogni delle famiglie e degli studenti e può concedere spazi, risorse, competenze e personale, collaborando con i genitori nell’organizzazione di iniziative che accrescano il benessere della comunità e che possano restituire vantaggi e convenienze – anche economiche – all’istituto. La Scuola può orientare attivamente i genitori, guidandoli nella conoscenza degli strumenti di partecipazione. La legge 107/2015 (cosiddetta della “buona scuola”) parla di “una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini”, di “apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali” e di “potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie”.

  •  I genitori

Nel percorso di apertura della scuola al territorio, i genitori devono pensare che un’altra scuola è possibile e che anche loro possono attivamente contribuire a costruirla insieme a insegnanti, dirigenti, volontari e addetti ai lavori. La strada più comoda è quella di costituire una associazione genitori. Molte scuole milanesi ne hanno una, in quel caso il più è fatto: basta partecipare e dare una mano. Il genitore può dunque avere il ruolo cruciale di attivatore di relazioni, per trovare nuovi luoghi e forme del vivere comunitario e sociale, diventando punto di riferimento importante per la scuola e per un miglioramento collettivo della qualità della vita.

Costituire una associazione genitori

  • I bisogni

Quali sono le iniziative culturali, ricreative, sportive, musicali o di formazione di cui vi è necessità? Quali sono quelle già attive? Quali di queste possono essere organizzate in collaborazione con la scuola o con l’aiuto di volontari ed esperti? Chi sono le persone cui ci si vuole rivolgere? Solo gli studenti della scuola? I loro genitori? I cittadini della zona?

  • Le risorse

Ci sono spazi adatti a disposizione per le attività previste? Ci sono le risorse economiche e materiali? Ci sono persone che vogliano mettere a disposizione le proprie competenze e le proprie energie? Importante è definire con chiarezza ruoli e responsabilità di ognuno. Per esempio può essere molto utile individuare fin da subito un tesoriere che tenga i conti e la cassa e una o più persone che si occupino della comunicazione delle iniziative.

  • Quale struttura darsi?

Una volta data risposta a tutte le domande poste sopra, si può decidere che tipo di struttura adottare.
A seconda del progetto, del numero di iniziative, della quantità di persone coinvolte, le strade sono due:

A – i genitori possono semplicemente essere dei facilitatori/mediatori tra chi ha un bisogno (studenti,  o altri genitori) e chi può soddisfarlo (per esempio un’associazione del territorio già esistente e costituita), senza quindi mettere in piedi una nuova associazione, senza dover organizzare concretamente l’attività e gestirne il denaro.

B – nel caso in cui il gruppo di genitori intenda collaborare con costanza e continuità nel lungo periodo e sia richiesta la gestione di somme di denaro, ci si organizza formalmente in associazione o in comitato. Questo permette di essere riconosciuti anche a livello istituzionale, di gestire le attività extrascolastiche in modo ufficiale, inserendole nel PTOF e accedendo a risorse pubbliche e private.

  • Comitato o Associazione

Il comitato è un gruppo informale, una struttura snella, in cui non esistono ruoli e organismi, che ha solo il compito di facilitare le relazioni tra scuola, genitori e soggetti esterni.

L’associazione è una struttura più complessa, le cui regole e cariche sociali sono state formalizzate attraverso un atto scritto (in genere una scrittura privata registrata). Ha un proprio codice fiscale e un Legale Rappresentante. Non e non può avere scopo di lucro. Per beneficiare dei vantaggi fiscali previsti per gli Enti del Terzo Settore, deve obbligatoriamente richiamarsi alle forme previste dalla legge 117/2017 e diventare: Associazione di Promozione Sociale (APS) oppure Organizzazione di Volontariato (ODV)

  • Atto costitutivo e Statuto

Il primo passo da fare per costituire un’associazione è quello di scrivere l’Atto costitutivo e lo Statuto. La legge 117/2017 stabilisce criteri molto rigidi per gli statuti degli Enti del Terzo Settore. Se tra i genitori partecipanti non c’è qualcuno che sappia cosa fare, meglio chiedere una consulenza a chi se ne occupa di mestiere. In Lombardia il punto di riferimento più conosciuto è il Ciessevi, Centro Servizi per il Volontariato.

  • Registrazione

Una volta scritti l’Atto costitutivo e lo Statuto ed eletti il Legale Rappresentante e gli altri organi citati nello Statuto stesso, bisogna andare nella sede più vicina (o più comoda) della Agenzia delle Entrate, per registrare l’associazione e ottenere il codice fiscale. A questo punto non resta che comunicare alla scuola la costituzione dell’associazione genitori e cominciare a collaborare.

  • Convenzione con la scuola

E’ consigliabile stipulare una convenzione con la scuola di riferimento, che definisca i rispettivi compiti così come previsto dalle norme sull’autonomia scolastica e che stabilisca anche se le attività dell’associazione genitori rientrano nel PTOF.

Concessione degli spazi

Gli spazi scolastici sono di proprietà del Comune di Milano e in uso alle scuole. Della loro gestione si occupano, di concerto con le scuole, i Municipi. Come per l’utilizzo di tutti gli spazi comunali dunque, chi voglia chiederne la disponibilità deve seguire l’iter previsto dal Consiglio di Municipio di riferimento.
Il Comune di Milano ha emanato una Delibera di Giunta sull’argomento.

Trovare risorse

Per raccogliere fondi e trovare finanziamenti per le attività dell’associazione ci sono diversi modi:

A – l’autofinanziamento dei soci e dei simpatizzanti, per esempio con le quote associative o con le donazioni

B – il recupero di risorse attraverso le quote di iscrizione ai corsi e alle attività o attraverso donazioni in occasione delle iniziative. Si possono per esempio organizzare mercatini, aste di beneficienza, sottoscrizioni a premi (attenzione a come vengono denominate queste iniziative: una lotteria segue norme diverse rispetto a una riffa o a una sottoscrizione a premi)

C – sponsorizzazioni commerciali tradizionali: il negozio di zona per esempio, può essere interessato a sponsorizzare l’iniziativa dei genitori della scuola “vicina di casa”

D – partecipazione a bandi di enti locali e fondazioni private o a bandi europei

E – utilizzo delle piattaforme on line dedicate al crowdfunding